Dalla Ue il primo carboturbo “solare”

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Un progetto di ricerca finanziato dall’Unione europea realizza cherosene rinnovabile a base di luce concentrata

Lo hanno chiamato Solar-jet, e già dal nome si possono intuire gli straordinari scenari che, con il progetto così denominato, potrebbero aprirsi per il nostro futuro. Futuro che potrebbe anche rivelarsi meno lontano di quanto si possa immaginare. E infatti grazie al Solar-jet, un progetto quadriennale di ricerca avviato nel 2011 e interamente finanziato dall’Unione europea (con uno stanziamento di 2,2 milioni di euro provenienti dal Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico), i ricercatori sono stati in grado di creare il primo carboturbo “solare” del mondo, a partire da acqua e anidride carbonica (CO2). È la prima volta che si riesce a realizzare l’intera catena di produzione di cherosene rinnovabile a base di luce concentrata come fonte di energia ad alta temperatura.

«Questa tecnologia – ha commentato Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza – significa che un giorno potremmo produrre carburante pulito e in abbondanza per aerei, automobili e altri mezzi di trasporto, contribuendo quindi a incrementare notevolmente la sicurezza dell’energia e a trasformare uno dei principali gas a effetto serra responsabili del riscaldamento globale in una risorsa utile».

Una scoperta di questo tipo si colloca pienamente all’interno di “Orizzonte 2020”, programma settennale per la ricerca e l’innovazione varato all’inizio del 2014, che annovera fra le sue principali priorità proprio la necessità di reperire fonti di energia rinnovabili. Risale infatti allo scorso anno l’invito “Competitive Low-Carbon Energy (energia competitiva a basso tenore di CO2)” con il quale la Commissione europea ha proposto, per questo settore, un investimento pari a 732 milioni di euro nell’arco di due anni.

Attualmente il progetto è ancora in fase sperimentale: per il momento, infatti, i ricercatori hanno prodotto in laboratorio un bicchiere di carboturbo servendosi di luce concentrata, una simulazione della luce solare. All’interno di un reattore solare ad alta temperatura, con materiali a base di ossidi metallici (sviluppati prsso l’ETH di Zurigo), si è utilizzata la luce simulata proprio per convertire l’acqua e l’anidride carbonica in syngas. Questo gas di sintesi è stato poi a sua volta convertito, con il processo di Fischer-Tropsch, in cherosene dalla Shell. Nel settore, infatti, la conversione del syngas in cherosene rappresenta un processo già largamente diffuso su scala mondiale.

Questi, in sintesi, i processi avviati nella fase sperimentale. Dai risultati ottenuti si può tuttavia auspicare che in futuro si riusciranno a produrre idrocarburi liquidi, partendo da luce solare, acqua e gas, proprio grazie alla combinazione di questo nuovo metodo di produzione di gas di sintesi con il metodo Fischer-Tropsch.
Il prossimo step all’interno del Solar-jet sarà dunque finalizzato all’ottimizzazione del reattore solare e alla valutazione della scalabilità industriale di questa nuova tecnologia.

Valentina Ferraro

Foto © European Community, 2014

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Valentina Ferraro
Laureata in letteratura contemporanea, ha lavorato per diversi anni come editor per una casa editrice romana, per poi avvicinarsi alla sua più grande passione: la scrittura, intesa come mezzo di comunicazione a 360 gradi. Ha iniziato scrivendo di cinema e cultura per diverse testate sia online che cartacee (fra queste, “Il quotidiano della Sera” e il settimanale “Il Punto”). Dopo il primo viaggio a Bruxelles, nel 2014, ha scoperto un forte interesse per l’Unione europea, iniziando così ad approfondire le tematiche relative all’Ue. La spiccata curiosità per l’universo della “comunicazione 2.0” l’ha portata a mettersi alla prova anche come blogger. Di recente la scrittura ha incontrato un’altra sua grande passione: l’enogastronomia.

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