Nuova tensione nell’Europa orientale

Negli ultimi decenni i rapporti tra Russia e Polonia sono stati di reciproco sospetto ma relativamente stabili; recentemente invece il livello di tensione fra le due capitali è decisamente aumentato a causa di alcuni episodi accaduti nell’ultimo anno.

I rapporti tra Russia e Polonia non sono mai stati facili. Alcune delle pagine più tragiche e terrificanti della storia polacca sono state scritte proprio in russo, basti pensare all’eccidio di Katyn

Durante le prime fasi della crisi ucraina, la Polonia è stato uno dei Paesi che più hanno denunciato l’operato di Mosca tra gli Stati europei: Varsavia, insieme agli altri Paesi V4, ossia Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, hanno appoggiato pienamente Kiev contro la Russia e i filorussi.

La Polonia ha anche appoggiato le sanzioni promosse dall’Ue contro Mosca il 28 luglio. A questa iniziativa è seguita la rappresaglia russa: un embargo verso alcuni prodotti tradizionalmente importati proprio da quei Paesi che hanno appoggiato le misure adottate (Stati membri dell’Unione europea, Stati Uniti e Canada); prodotti banditi «nella difesa degli interessi nazionali della Federazione russa» per un intero anno.

Il contraccolpo non si è fatto attendere proprio in Polonia, primo produttore mondiale di mele, che ne esportava il 55% in territorio russo. Nel Paese si è scatenata una vera e propria rivolta, con i produttori che hanno chiesto sovvenzioni da parte di Bruxelles per contenere le perdite a causa della merce invenduta.

Altro episodio significativo quello avvenuto a settembre, quando la società statale dell’energia polacca PGNiG, ha accusato Mosca di aver ridotto improvvisamente le forniture di gas del 24%. Secondo Ihor Prokopiv, amministratore delegato della Ukrtansgaz, ciò sarebbe avvenuto come risposta alla vendita di gas da parte della Polonia all’Ucraina, per sopperire alla mancanza delle scorte russe.

L’ennesimo episodio ha riguardato il mondo diplomatico: ad ottobre un tenente colonnello polacco, che lavorava per il Mistero della Difesa e che aveva accesso ad informazioni Nato, è stato arrestato a Varsavia con l’accusa di spionaggio. Pochi giorni dopo un avvocato dalla doppia cittadinanza polacca e russa è stato arrestato con la medesima accusa, mentre lavorava ad un progetto di un gasdotto che avrebbe collegato l’Europa al Qatar.

Dopo l’arresto, il governo polacco ha deciso per l’espulsione dei diplomatici russi, scatenando le ire del Ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov che ha commentato l’azione definendola una misura «ostile e infondata». Mosca ha così deciso di rispondere allo stesso modo espellendo i diplomatici polacchi «per attività incompatibili con il loro statuto». Il governo polacco ha infine cancellato tutti gli eventi culturali celebranti il legame fra i due Paesi per il 2015.

La situazione di tensione diffusa in tutta l’Europa Orientale forse meriterebbe una maggiore ponderazione riguardo le azioni intraprese da alcuni governi. Bruxelles ancora una volta alterna toni duri a dichiarazioni più accomodanti: benché si decidano sanzioni, questa linea di ostilità sembra non essere condivisa da alcuni degli Stati che dell’Ue fanno parte. Bisognerebbe, ancora una volta, rendere la politica estera europea più unitaria.

Insieme alla Polonia, anche la Germania ha espulso un membro diplomatico russo in servizio a Bonn, e a questa azione ha fatto eco un medesimo provvedimento russo nei riguardi di un diplomatico tedesco.

I rapporti fra l’Europa e la Russia sono sempre più tesi, lo testimonia il gelo con cui Putin o i suoi ministri vengono accolti ai summit. La situazione è sempre più vicina al punto critico: scegliere la pace o rompere definitivamente i rapporti con Mosca.

 

Ilenia Maria Calafiore

© 2014 European Parliament

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