La strage di Parigi e gli errori dell’Occidente

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Necessarie nuove misure antiterrorismo e politiche internazionali coraggiose per combattere l’estremismo jihadista

Terminato il momento della retorica, cerchiamo di avviare una riflessione sui fatti di Parigi depurata dall’onda emozionale, certo legittima e naturale di fronte ad una tale barbarie.

In primo luogo la violenza cieca e brutale dei terroristi ha trasformato un piccolo settimanale satirico in gravi difficoltà finanziarie nel simbolo della libertà di stampa. A prescindere dalle diverse opinioni riguardo l’opportunità o meno di proseguire nella vignettistica a carattere religioso, è indubbio che Charlie Hebdo  stia vivendo un momento di popolarità senza precedenti, pagato purtroppo a caro prezzo.

Allo stesso modo l’agonizzante Presidente Hollande, sino al momento degli attentati in caduta libera nei sondaggi, ha riconquistato parte della perduta credibilità. Questo nonostante la débâcle dell’intelligence francese, e l’inspiegabile sottovalutazione delle segnalazioni inoltrate dai servizi segreti algerini. L’opinione pubblica ha apprezzato la sua capacità di ricompattare il Paese in un momento di tale drammaticità, e questo è bastato per restituirgli una statura da vero leader.

La grande marcia, alla quale secondo le stime hanno partecipato circa tre milioni di persone, assieme a numerosi capi di stato e di governo, è stata il culmine emotivo di un auspicato riscatto occidentale. Poco importa che, fra questi ultimi, ve ne siano molti che non brillano per rispetto nei confronti degli organi di informazione, sovente accusati di politiche vessatorie contro i giornalisti non allineati.

Ora il vero problema è quello di varare misure speciali antiterrorismo che non siano in contrasto con le libertà individuali, che rispettino i principi di libera espressione e circolazione che sono il fondamento della UE.

Di fronte ad una tale escalation del terrore, che mina le basi della nostra vita democratica, è evidente come occorra ripensare il problema del terrorismo, sviluppando nuovi strumenti di prevenzione. La presenza in Europa di individui addestrati al combattimento e animati da un odio inestinguibile contro l’Occidente è un dato di fatto. L’imprevedibilità e la molteplicità degli obiettivi possibili rende estremamente arduo anticiparne le mosse. Un capillare controllo di internet e delle nuove tecnologie, sfruttate dagli jihadisti per il reclutamento,  può essere di grande aiuto.

Eppure tutto questo non è sufficiente. Il terrorismo ha le proprie radici nei territori islamici oggi preda di una crescente destabilizzazione. Finché l’Occidente non riuscirà a contrastare efficacemente gli estremismi nei loro luoghi di origine, difficilmente potrà ridurre i rischi in maniera significativa.

In quest’ottica aiuterebbe non poco una soluzione della questione israeliano-palestinese, con il troppe volte auspicato e mai realizzato riconoscimento dello stato di Palestina, unico strumento utile ad avviare una convivenza pacifica fra i due popoli. Eppure si continuano ad edificare insediamenti nei territori contesi, si continua ad alimentare il fuoco dell’odio.

L’Occidente deve condannare la barbarie terroristica, ma deve anche riflettere sui propri errori cercando di correggerli. Quartieri ghetto privi di servizi e preda della malavita sono infatti luoghi di facile reclutamento. Dove lo Stato è assente proliferano criminalità e terrorismo. Dove la parola emarginazione prevale sull’integrazione non possiamo aspettarci nulla di buono.

La scommessa a lungo termine è quella di creare una società più giusta, nella quale tutti possano vivere condividendo valori comuni, pur nel rispetto della pluralità. Un obiettivo ambizioso, forse utopico, che richiederà grande impegno da parte della comunità civile.

Riccardo Cenci

Foto © European Community 2014

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