Moi (M5S): «Fino a quando non ci saranno prove certe scientifiche al 100% noi ci opporremo, gli europei non verranno usati come cavie»
Chi non ricorda la pecora Dolly? Era il 1997 e la rivista scientifica Nature annunciava la notizia straordinaria della prima clonazione di un animale. Da allora sono passati quasi vent’anni e la scienza ha fatto grandi passi avanti, tanto da rendere le tecniche di clonazione molto diffuse, soprattutto in alcuni Paesi come Brasile, Argentina e Stati Uniti. La diffusione delle tecniche di clonazione, tuttavia, ha portato con sé anche la questione relativa al possibile utilizzo di questi animali a fini commerciali.
Questione che è stata sollevata proprio questi giorni anche dal Parlamento europeo che ha espresso un primo, deciso “no” relativamente alla clonazione di animali per la produzione alimentare. Le commissioni agricoltura e ambiente dell’Europarlamento si sono infatti espresse con un voto congiunto con il quale, con una larga maggioranza (82 voti favorevoli, 8 contrari e 8 astensioni), hanno detto “no” non soltanto alla possibilità di clonare animali che vengano poi introdotti nel mercato alimentare, ma estendendo il divieto anche agli alimenti derivati come latte e carne. Parere contrario anche relativamente all’import da Paesi terzi. La questione verrà nuovamente discussa durante la plenaria di settembre.
«Con il voto di oggi – ha commentato Giulia Moi, deputata del M5S – speriamo di aver mandato un segnale forte alla Commissione europea». «I dati – ha aggiunto la Moi, relatrice del provvedimento in commissione agricoltura – sono labili dal punto di vista scientifico: loro suppongono che latte e carne derivati da animali clonati non siano dannosi, ma non hanno dati, a livello genetico ci sono ancora dei punti interrogativi». «Fino a quando – ha concluso – non ci saranno prove certe scientifiche al 100% noi ci opporremo, gli europei non verranno usati come cavie». Renate Sommer (Ppe), relatrice in commissione ambiente ha spiegato: «Abbiamo deciso che non avremo una direttiva ma un regolamento, così la legge sarà uguale in tutti i Paesi».
Soddisfazione anche da parte di Coldiretti, che ha commentato così il voto dell’Europarlamento: «La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio da non correre, non accettabile dai consumatori, che pone insormontabili problemi anche di natura etica».
La Coldiretti ha inoltre sottolineato che «la decisione delle commissioni dell’Europarlamento sono anche un segnale chiaro nei confronti delle trattative sugli accordi di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti dove la pratica della clonazione animale si è rapidamente diffusa, al pari di Brasile e Argentina».
Valentina Ferraro
Foto © 2015 European Parliament












