Consiglio d’Europa all’Italia: porre limiti ai giudici in politica

Strasburgo: per il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), si deve regolare il conflitto d’interessi dei deputati con misure più rigorose. Troppa prescrizione

Il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (GRECO), ha pubblicato ieri il rapporto sull’Italia relativo al quarto ciclo di valutazione. Il testo si concentra sulla prevenzione della corruzione tra parlamentari, giudici e pubblici ministeri. In particolare, sottolinea come si debba procedere con il limitare l’avanti e indietro dei giudici dalla magistratura alla politica; introdurre norme «chiare e applicabili» per regolare «la spinosa questione» del conflitto d’interessi dei parlamentari; e risolvere al più presto il «problema dei tempi di prescrizione dei reati». Sono tre degli interventi richiesti all’Italia dal GRECO, l’organismo anti corruzione del Consiglio d’Europa, perché il Paese si doti di un armamentario migliore contro un fenomeno «che molti italiani giudicano uno dei problemi più importanti e urgenti».

Il gruppo di Stati contro la corruzione, o GRECO, riconosce che negli ultimi anni l’Italia ha «fatto passi decisivi» per combattere la corruzione, introducendo sanzioni più dure, ampliando le definizioni dei reati, creando meccanismi per prevenire il fenomeno. A questo riguardo l’organismo riconosce «la leadership determinante e il ruolo proattivo dell’Autorità nazionale Anticorruzione». Ma molto resta da fare per rimediare alle lacune di leggi e norme spesso troppo numerose e vaghe, anche al fine di «rafforzare l’erosa confidenza dei cittadini verso le istituzioni», avverte il Greco.

L’organo del Consiglio d’Europa ha individuato 12 aree prioritarie su cui raccomanda di agire. Sul fronte della magistratura il Greco domanda leggi che pongano limiti più stringenti per la partecipazione dei magistrati alla politica, e in particolare di mettere fine alla possibilità per i giudici di mantenere il loro incarico se vengono eletti o nominati per posizioni negli enti locali. «chiaro che la legislazione italiana contiene diverse lacune e contraddizioni a tale riguardo che sollevano dubbi dal punto di vista della separazione dei poteri e della necessaria indipendenza e imparzialità dei giudici» osserva il Greco.

Un altro punto a cui deve essere prestata attenzione è quello del conflitto d’interessi dei deputati. Al momento, sostiene il Greco, «l’alto numero di leggi e disposizioni crea un quadro confuso sul conflitto di interessi e questo crea problemi per l’applicazione delle regole e anche della loro comprensione, un pre-requisito per l’effetto preventivo di tali norme». Greco nota che «questa situazione insoddisfacente si traduce in un processo piuttosto difficile di verifica delle possibili cause di ineleggibilità e incompatibilità, che rischia di compromettere efficacia dell’intero sistema».

Infine l’organo del Consiglio d’Europa bacchetta nuovamente l’Italia per la questioni dei tempi di prescrizione dei reati, troppo corti vista la lunghezza dei processi in Italia. L’organismo osserva che «nonostante qualche progresso recente, i dati mostrano che il numero di processi penali non conclusi a causa della prescrizione è allarmante». Dai dati del ministero della Giustizia, raccolti dal Greco lo scorso maggio, risulta che nel 2014 sono terminati per prescrizione più di 132 mila processi penali. Il gruppo di Stati contro la corruzione rileva di aver già espresso in passato «serie preoccupazioni sulla questione dei tempi di prescrizione e il loro impatto negativo sui casi di corruzione» e «si rammarica che una riforma di una questione cosi cruciale non sia stata ancora attuata».

 

Fiasha Van Dijk

Foto © Consiglio d’Europa

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