L’Europa prende tempo, ma di tempo non ce n’è

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Dopo il flop del Consiglio, l’Eurogruppo ha 14 giorni per elaborare nuove proposte. Draghi avverte: «la velocità è essenziale per l’efficacia»

Ancora 14 giorni per capire se questa Ue è in grado di dare una risposta unitaria, e davvero efficace, allo shock economico che ha davanti. Il Consiglio europeo non è riuscito a fare di più. Sei ore di confronto in videoconferenza non sono servite a nulla. Se non a far emergere in tutta la sua drammaticità un’Unione divisa, spaccata, a causa di egoismi e interessi nazionalistici.

Nel giorno in cui Mario Draghi, dalle pagine del Financial Times, e dall’alto della sua autorevolezza, ha lanciato con estrema lucidità il monito a fare presto – esortando l’Europa a una «risposta politica rapida» e a un «cambio di mentalità» – Germania, Austria, Paesi Bassi e Finlandia si sono asserragliate, ancora una volta, nella fortezza dei loro particolarismi. Il “No” dei rispettivi premier Merkel, Kurz e Rutte ai Coronabond, con la preferenza espressa per il Mes con lecondizionalità” oggi previste, è arrivato inesorabile. Come se quello che abbiamo di fronte non fosse un “nemico” comune, ma solo di qualcuno. L’ennesima prova di forza, dunque. A cui Italia e Spagna, appoggiate da Francia, Irlanda, Belgio, Grecia, Portogallo, Lussemburgo e Slovenia, tutti i Paesi sostenitori dei coronabond, hanno risposto con fermezza. In particolare, è stata l’Italia a far sentire la sua voce. Lo scontro si è fatto serrato. Il premier Giuseppe Conte ha insistito sulla necessità di una risposta unitaria e di misure assolutamente straordinarie, escludendo l’utilizzo di vecchi strumenti con aiuti rivolti ai singoli Stati.  «L’Europa o è unita», ha detto, «o non c’è». E sulla “mutualizzazione” ha messo a tacere chi teme di dover pagare i debiti di altri: «ciascun Paese risponde e continuerà a rispondere per il proprio debito».

Ora la palla passa all’Eurogruppo. Dopo il nulla di fatto del Consiglio europeo saranno i 19 ministri dell’Economia dell’Eurozona a dover elaborare entro due settimane delle proposte. Un tempo infinitamente lungo in una situazione di emergenza come quella attuale. In cui, per dirla con le parole di Draghi: «la velocità è assolutamente essenziale per l’efficacia». «L’Europa è ben equipaggiata per affrontare questo straordinario shock» – ha scritto l’ex governatore della Banca centrale europea nell’editoriale sul Financial Times – «e ha una struttura finanziaria capillare in grado di incanalare i fondi verso ogni settore dell’economia». Ma bisogna fare attenzione: «lo shock che stiamo affrontando non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono. Il costo dell’esitazione può essere irreversibile. La velocità del deterioramento dei redditi privati deve essere affrontata con la stessa velocità nello schierare i bilanci pubblici, mobilitare le banche e, in quanto europei, sostenersi a vicenda nel perseguire quella che è evidentemente una causa comune».

 

Annamaria Graziano

Foto © European Union, Financial Times

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