Simon Veil: il coraggio di una donna che credette sempre nelle proprie idee

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La coscienza dell’Unione europea, un’attivista contro l’antisemitismo e una paladina dei diritti dell’altra metà del cielo

Nella bella casa di Parigi dei coniugi Veil, una mattina di aprile del 1974, si presentò Valéry Giscard d’Estaing da pochi giorni eletto presidente della Repubblica francese. La visita del neo capo dell’Eliseo non era solo di cortesia verso un caro amico, ma per offrire un incarico ministeriale al brillante avvocato Antoine Veil, uomo di esperienza politica oltre che giuridica. Durante la conversazione, Giscard d’Estaing venne colpito però dall’intelligenza e dalla visione politica della moglie di Antoine, la signora Simon.

Poco dopo, uscendo dalla casa, il presidente aveva cambiato idea, il nuovo ministro della Sanità sarebbe stata proprio la signora Simone Vail e fu un successo, non solo per la Francia, ma, in seguito, per la politica della nascente Unione europea. Simon Veil si presentò subito sulla scena politica, come una donna capace di gestire la cosa pubblica, con competenza e determinazione nel suo incarico, tanto da acquistare in breve una grande autorevolezza anche presso i suoi avversari politici. Ma da dove le proveniva tanta determinazione, coraggio e intraprendenza politica nel promuovere le proprie idee?

Per capirlo bisognerà tornare alla sua infanzia e adolescenza. Simon nacque a Nizza il 13 luglio del 1927 in una famiglia benestante ebrea, gli Jacob. Il padre era un noto architetto, la madre casalinga di grande cultura, avevano quattro figli oltre alla piccola Simon c’erano altre due sorelle e un fratello, insomma un’infanzia serena, come ricorderà lei stessa, potendo crescere tra gli affetti famigliari e lo studio, ma proprio quando la vita cominciava a sorriderle come ad una qualunque adolescente, in pochi istanti le venne tolto tutto il suo mondo con i suoi sogni nel cassetto nel peggiore degli incubi.

Era il 1944 e anche la Francia, occupata dai nazisti, conobbe lo sterminio di tanti compatrioti con la sola colpa di essere ebrei e, come migliaia di altri disperati, anche la famiglia Jacob fu deportata nei famigerati campi nazisti di Auschwitz-Birkenau, Bobrek e, infine, Bergen Belsen. Le tre ragazze Jacob riuscirono a sopravvivere alla fame, alle minacce di morte, alle massacranti marce per spostarsi a piedi da un campo di prigionia all’altro, ma dei genitori e del fratello non saprà nulla fino al 1974 quando ebbe la conferma della loro morte in altri campi di sterminio.

Tornata a Parigi alla fine della guerra, aveva appena 19 anni, ma con una esperienza di vita che la rendevano molto più matura della sua etàproseguì brillantemente gli studi iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza dove incontrò un ragazzoAntoine Veil, anch’egli ebreo, sfuggito miracolosamente ai rastrellamenti nazisti in Francia. Fu il classico colpo di fulmine: lei giovanissima e lui appena un anno più grande, decisero di sposarsi, uniti anche dalla passione politica di idee liberali, ma Simon fu, con decenni d’anticipo sulla storia, anche una convinta femminista, come dimostrò in seguito nella sua attività politica.  

Il matrimonio per tutti e due cominciò con un atto di grande coraggio, mettendo alle spalle gli orrori del passato e cominciando a guardare avanti. Nel 1950 ad Antoine gli venne affidato un incarico presso il consolato francese a Berlino e la giovane moglie, nonostante il dramma vissuto recentemente a causa di quella nazione, lo seguirà. Passano alcuni anni e Simon, non ancora cinquantenne, è già 1970 nella sua veste di magistrato una preziosa consulente di vari ministri della Giustizia tra cui François Mitterrand, diventando quell’anno anche la prima donna segretario generale del Consiglio superiore della magistratura.

Dopo la nomina a ministro della Sanità nel 1974, sarà sempre in prima linea per combattere a favore delle donne e ancora in quel periodo comincerà a vedere l’Europa come una grande possibilità di pace per un continente straziato per secoli di guerre. Co, finita la sua esperienza ministeriale, inizia la carriera di deputata presso il Parlamento europeo che la vedrà protagonista per quasi dieci anni dal 1982 al 1993, lasciando un impronta incancellabile del suo impegno politico. Anche in Europa Simon si dimostrò subito capace e politicamente preparata tanto da essere eletta presidente del Parlamento europeo, un’altra conquista essendo la prima donna ad occupare questo seggio così prestigioso.                                      

Nel 1993 torna alla politica francese come sottosegretario di Stato e ancora ministra della Sanità e degli Affari sociali fino al 1995 e infine nel 1998 venne nominata membro del Consiglio Costituzionale francese. Ma l’incarico a lei più caro, tra i tanti che le avevano dato grandi soddisfazioni nella sua vita, fu quello di prima Presidente della Fondazione per la memoria della Shoah. Un debito d’amore verso la sua famiglia e tutti gli ebri uccisi durante la guerra. Un incarico che tenne fino al 2007. Nel 2008, ormai ottantenne, fu eletta alla prestigiosa Academié Française, una delle poche donne ad aver ricevuto quest’onorificenza.

In quella occasione avvenne un episodio assai toccante. Come ogni membro del prestigiosa accademiaanche lei ebbe lo spadino d’onore dove, come era consuetudine, si potevano incidere sulla lama qualcosa che poteva rappresentare al meglio la sua personalità. Simon Veil fece incidere insieme al motto della repubblica francese Libertà, uguaglianza, fratellanzainsieme a quello della Unione europea: Unità nella diversità”, anche il suo numero di deportata ad Auschwitz, 78651, ancora visibile sul suo braccio destro. Ma i riconoscimenti per questa donna così combattiva non erano certo finiti.

Nel 2007, ancora in vita, le fu dedicata la piazza antistante il palazzo del Parlamento europeo a Bruxelles per i suoi meriti e ancora nel 2012 il presidente Sarkozy la insignì della Croce della legione d’Onore. Si è spenta a quasi novant’anni, il 30 giugno del 2017, e riposa come i grandi Francia nel Pantheon di Parigi. Vogliamo ricordare ciò che disse in occasione dei suoi funerali l’allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani«Una grande presidente del Parlamento europeo, la coscienza dell’Unione europea, un’attivista contro l’antisemitismo e una paladina dei diritti delle donne. Il suo messaggio sulle donne e contro l’antisemitismo è attuale ancora oggi».

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto © wikipedia, flickr

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