I Balcani nella Ue

Intervista al Commissario europeo Stefan Füle

Stefan Füle, già ministro per gli affari  europei  e  viceministro della difesa in Repubblica Ceca, un passato da diplomatico, dal 2010 è il commissario europeo per l’allargamento e la politica europea di vicinato.

Lei ha dichiarato che la Croazia è un esempio di successo per i Balcani: come stanno procedendo le trattative con gli altri Paesi dell’area e quando prevede che possano entrare?

«Abbiamo appena pubblicato l’ultimo monitoraggio sulla Croazia, valutando il Paese pronto da tutti i punti di vista per diventare membro dal primo luglio. La prospettiva dell’integrazione europea rimane aperta a tutta l’intera regione balcanica occidentale. L’anno 2013 è promettente a questo proposito.

La Commissione europea renderà pubblico a breve un nuovo rapporto, sulla base del quale gli Stati membri dell’Ue considereranno se i progressi che sono stati fatti saranno sufficienti ad aprire i negoziati di accesso con Serbia ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, e di decidere di approvare un mandato per far partire i negoziati con il Kosovo per stipulare un accordo di stabilizzazione e associazione. Per il Montenegro, la prima fase cosiddetta di “screening” dei negoziati di accesso sono già state concluse nelle aree chiave del giudiziario, beni fondamentali, giustizia libertà e sicurezza, e il Paese ora ha bisogno di sviluppare piani d’azione per l’avanzamento in queste aree. Lo status di candidato Ue resta per Albania e determinante sarà la conduzione delle prossime elezioni di quest’anno, cartina di tornasole per la democrazia. Con l’adesione della Croazia, l’Ue toccherà letteralmente la Bosnia e l’Erzegovina; il confine condiviso con l’Unione può diventare un vero e proprio ponte se il Paese si concentrerà sulle riforme.

Naturalmente, l’adesione all’Ue non ha luogo nel vuoto; nel clima economico attuale, le persone da entrambe le parti sono sempre più preoccupate di come ciò possa avere un impatto sulla loro vita. Il processo di allargamento riflette queste preoccupazioni; ma si basa su una rigorosa condizione, ad ogni passo in avanti corrisponde di base un reali progresso realizzati sul campo, e concordato da tutti gli attori. E’ ciò si basa sulle lezioni apprese. Ci concentriamo sulla credibilità del processo, mettendo regole di diritto al suo epicentro. In particolare, per i Paesi in trasformazione, l’allargamento non è basato sul riempimento di caselle bensì sull’implementazione e la creazione di un registro di tracce in settori come quello dei diritti e delle libertà fondamentali, dello stato di diritto, del buon governo e della democrazia».

A che punto sono le trattative con la Turchia? In questi giorni si parla molto di Cipro, ci sono possibilità che la parte turco-cipriota aderisca alla Ue?

«Speriamo in una svolta decisiva quest’anno affinché i negoziati di adesione con la Turchia tornino in pista. La Turchia è un partner fondamentale per l’Unione europea, considerando la sua economia dinamica, la sua posizione strategica e il suo importante ruolo regionale. L’Ue rimane l’ancora fondamentale per la modernizzazione economica e politica della Turchia. Il pieno potenziale delle relazioni Ue-Turchia possono essere sfruttato solo nel quadro di un processo di adesione attiva e credibile. Questo è ciò che gli Stati membri hanno chiaramente affermato lo scorso dicembre. E’ quindi nell’interesse sia dell’Unione europea che della Turchia che i negoziati di adesione ripartano quanto prima.

Per quanto riguarda la questione Cipro, la Commissione si è impegnata a continuare a lavorare per la piena integrazione della comunità turco-cipriota nell’Ue – mediante un accordo e la riunificazione dell’isola. Prima che ciò accada, la Commissione continuerà a sostenere la comunità turco-cipriota per preparare la riunificazione futura e favorire il loro sviluppo economico. A unificazione di Cipro porterà benefici non solo a tutti i suoi abitanti, ma anche all’Unione europea nel suo insieme e per l’intera regione. Tali benefici superano qualsiasi compromesso che le due parti dovranno accettare».

Fra i candidati ad aderire all’Unione c’è anche l’Islanda: quale sarà presumibilmente la tempistica affinché l’isola nordica entri nella Ue?

«L’Islanda è un Paese candidato nel processo di negoziazione. L’adesione all’Ue è comunque uno dei temi del dibattito pubblico legato alle elezioni generali di aprile. Mi auguro che i negoziati possano ripartire a pieno regime dopo le elezioni, come credo fermamente sia l’Islanda e l’Ue trarrebbe vantaggio nel costruire il loro futuro insieme. E’ tuttavia decisione degli islandesi come vedano il loro futuro in Europa».

Infine una domanda personale: avendo ricoperto vari ruoli da diplomatico e da ministro per gli affari europei, lei pensa realistica l’ipotesi di un futuro politico per l’Unione? Ovvero arriveremo mai agli Stati Uniti d’Europa?

«Se l’Europa deve essere una unione più politica, bisogna che rinasca la grande visione, non solo una somma di Stati membri con interessi pratici. L’attuazione della visione deve poi anche tener conto dei problemi di deficit democratico – a meno che i cittadini non acquistino questa consapevolezza, sarà difficile a materializzarsi.

L’Europa ha il suo nuovo quadro istituzionale e le menti abbastanza aperte per avere successo. In realtà, se si vuole giocare un ruolo globale, e noi diciamo che lo vogliamo fare – abbiamo bisogno di arrivarci in qualche modo. I nostri valori non sono gli unici sul mercato, a meno che non siano i più attraenti…».

Giovanni De Negri (dal settimanale nazionale Il Punto n° 15/2013, versione cartacea qui: 44-45 de negri_new I Balcani nella Ue)

Foto © European Community, 2013

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