La sfida di Tsipras spaventa l’Europa e rischia di innescare una crisi senza precedenti

0
92

La Merkel e Junker invitano i greci a votare sì, contro le indicazioni del proprio governo

Mai l’Europa si era trovata in una situazione tanto drammatica dalla creazione della moneta unica, mai la contrapposizione politica fra uno Stato membro e l’Unione si era fatta tanto aspra. Ci troviamo di fronte ad un momento fatale. Il referendum riguardo l’accettazione del piano europeo, dapprima pensato come ama di pressione negoziale, è ora divenuto realtà. Per la prima volta il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si spinge tanto avanti da chiedere ai greci di votare Si, trovando subito l’appoggio della cancelliera tedesca Angela Merkel, ponendosi in contrasto esplicito con il governo Tsipras che preme per il No. Il premier greco gioca il tutto per tutto, in una sorta di roulette russa nella quale è a rischio il destino del suo Paese. Un referendum che, indetto da un partito di sinistra come Syriza, viene cavalcato in chiave antieuropea anche dall’estrema destra. Un paradosso sul quale è necessario riflettere.

Cerchiamo di comprendere le ragioni per cui si è arrivati al punto di rottura. Primo scoglio è quello del sistema pensionistico greco, squilibrato e troppo oneroso per lo Stato. La proposta del governo Tsipras parlava di un aumento dei contributi previdenziali, ma non contemplavano interventi riguardo l’età pensionabile, o eventuali prelievi sui trattamenti più alti. Anche l’idea di una tassa da applicare sui profitti delle imprese superiori ai 500mila euro ha fatto temere una fuga degli investitori stranieri, con conseguenti effetti negativi sull’economia. Altro punto focale il problema della tassazione. Il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis ha proposto un piano di ammortamento dei debiti fiscali giudicato troppo generoso. Un incentivo a non pagare le tasse in un Paese dove l’evasione è già altissima. Dunque le misure proposte sono state giudicate nel complesso recessive e non orientate verso la crescita.

P028648002302-200518Eppure le parti, fino a pochi giorni fa, sembravano vicine a un accordo. All’ultimo istante è venuto meno lo spirito del compromesso, la reciproca fiducia in un percorso negoziale condiviso. La scelta è tutta politica, e potrebbe condurre la Grecia in quelle acque inesplorate paventate dal presidente della Bce Mario Draghi. Mentre Juncker spiega di sentirsi tradito da un referendum indetto prima che il negoziato fosse concluso, Tsipras afferma di aver avvertito riguardo la propria decisione, maturata in seguito alle inaccettabili proposte ricevute dal parte dell’UE. Comunque stiano le cose, certo è che i rapporti appaiono assai deteriorati.

In realtà tutto è crollato di fronte al debito pubblico enorme che impedisce all’economia del Paese di risollevarsi. Le politiche di austerità evidentemente non hanno funzionato, e risulta perlomeno utopistico pensare che la Grecia, nelle condizioni in cui si trova, possa far fronte alle richieste dell’UE. Eppure altri Paesi, pensiamo al Portogallo, sono riusciti ad avviare percorsi virtuosi e di crescita. Evidentemente la crisi greca ha ragioni più profonde. Da quando nel 2009 è apparso improvvisamente un buco di bilancio enorme, le cose non hanno fatto altro che peggiorare. Le riforme strutturali non sono state realizzate, ma si è continuato a effettuare tagli dolorosi e indiscriminati alla spesa.

Ora Tsipras spera in una grande risposta popolare, che gli dia credibilità e forza per riprendere il negoziato. In caso contrario potrebbe rassegnare le sue dimissioni.

In tutto questo è il popolo a pagare le conseguenze. Sportelli bancomat chiusi, o tarati per erogare minime somme di denaro, folle oceaniche nelle piazze delle principali città greche evocano atmosfere apocalittiche. Non dimentichiamo che l’Unione Europea vive il suo periodo più difficile. Con la guerra ucraina alle porte, la crescente minaccia dello stato islamico e del terrorismo internazionale, non può permettersi di mostrare crepe e cedimenti interni. Come insegna la storia, i momenti di crisi economica sono i più perigliosi, i più fecondi per l’estremismo e rappresentano una minaccia per la stabilità globale. Per questo occorre recuperare i criteri di trasparenza e solidarietà, onde affrontare le sfide poste dal futuro. La questione greca è un banco di prova fondamentale, sul quale misurare le reali prospettive dell’Unione Europea.

Riccardo Cenci

Foto © European Commission 2015

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui