Muro di Berlino: quando l’Europa era divisa da due ideologie

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Storie di fughe rocambolesche e spettacolari dalla Germania est. Come e perché si arrivò a separare due mondi prima alleati e poi sempre più contrapposti

Per decenni la parte liberale guidata dagli Stati Uniti e il mondo comunista sotto la guida dell’Unione Sovietica si sono confrontati per l’egemonia mondiale. Dopo la capitolazione del III Reich, avvenuta l’8 maggio del 1945 Berlino venne divisa nel luglio dello stesso anno in quattro zone. Alle truppe russe che avevano combattuto strada per strada, si aggiunsero nel controllo gli inglesi, gli americani e i francesi.

Nell’ottobre del 1946 si svolsero elezioni amministrative ma la rivalità fra Est e Ovest e le profonde divergenze riguardo la soluzione del problema tedesco, infiammarono la politica mondiale. Nel 1948 – 1949 i sovietici posero il blocco della città. Impedirono tutti i collegamenti via terra e ferrovia tra Berlino e Germania Occidentale. Il blocco durò quasi un anno e fu superato grazie al ponte-aereo delle autorità militari alleate che trasportarono in città più di un milione e mezzo di tonnellate di merci.

La situazione si normalizzò nel maggio del 1949 ma ormai Berlino, come del resto la Germania, risultava irrimediabilmente divisa in due, con due borgomastri e due diverse costituzioni. La rottura tra gli alleati occidentali e l’Unione Sovietica si materializzò nell’agosto del 1961.Il cancelliere della Germania Occidentale Konrad Adenauer denunciò: «la Russia sta alzando una cortina di ferro». Il cancelliere aveva percepito che Stalin non aveva alcuna intenzione di abbandonare i territori dell’Europa che i sovietici avevano liberato dal nazismo e che amministravano.

Le autorità della Germania est decisero di costruire un muro tra il settore occidentale della città e quello orientale per impedire l’emigrazione, di oltre 12 milioni di lavoratori qualificati, che nel frattempo, erano riparati in occidente ove le paghe, il trattamento e le libertà di espressione erano assicurate. Con il muro era stato creato un confine tra il mondo liberale e quello comunista, con filo spinato, campi minati, torrette di guardia, cani addestrati per azzannare chi avesse cercato di superare il muro. Due modelli di società distinti che scommettevano su due idee economiche completamente opposte.

Pochi giorni dopo l’erezione del muro c’era già chi, ad ovest, si ingegnava per aiutare i propri amici e parenti rimasti ad est ad attraversare clandestinamente il confine utilizzando i tunnel che correvano sottoterra. Nel 1964 30 studenti di Berlino Ovest tra cui il 25enne Wolfgang Fuchs e il futuro astronauta Reinhard Furrer scavarono un grande tunnel per aiutare i cugini dell’est a fuggire. Richiese parecchi mesi di costruzione ma permise la fuga di 57 persone.

Nel dicembre del 1961 Harry Deterling, macchinista di treni di 27 anni, progettò una fuga cui diede il nome “l’ultimo treno per la libertà”. Era notte fonda quando il suo treno arrivò lentamente all’ultima fermata prima del Muro, a circa un chilometro da Berlino Ovest. Invece di fermarsi, Harry accelerò il convoglio imboccò un binario abbandonato che passava attraverso il muro. Le guardie prese di sorpresa non ebbero neppure il tempo di imbracciare i fucili mitragliatori. Il treno si fermò nel quartiere occidentale di Spandau permettendo a Deterling, alla sua famiglia e altre 16 persone di rifugiarsi a Berlino Ovest. Sul treno c’erano anche sette passeggeri che invece scelsero di tornare indietro.

Una fuga spettacolare fu escogitata nel 1962 da un gruppo di quattordici berlinesi dell’est che noleggiarono una barca per una gita sul canale Landwehr. L’escursione si trasformò in una festa e i gitanti, come da programma, fecero ubriacare il capitano e il macchinista. Poi un passeggero prese il timone e diresse il battello verso Ovest. Le guardie dell’est cominciarono a sparare colpendo la timoniera di metallo dietro cui tutti avevano trovato protezione e la nave approdò a Berlino Ovest. I proiettili arrivarono anche su case e palazzi del settore americano della città, e uno sfondò la vetrina di una caffetteria ma nessuno rimase ferito e tutti i fuggitivi, tra cui un neonato, furono tratti in salvo.

All’inizio del 1963 l’acrobata tedesco Horst Klein sfruttò la sua abilità circense. Trasformò un cavo di alta tensione inutilizzato che correva lungo il muro e giungeva ad ovest come percorso di fuga. Si fece strada dapprima aggrappandosi con le mani poi passò per 20 metri sopra la testa delle guardie di frontiera. La stanchezza si fece sentire, si incamminò sulla fune ma perse l’equilibrio e cadde a terra fratturandosi le braccia, riuscendo però a superare il confine.

Fu invece per amore che l’austriaco Heinz Meixner concepì il piano per portare ad ovest la fidanzata Margareta Thurau che lavorava a Berlino Est. Meixner decise di andare a prendere lei e la futura suocera. Noleggiò una convertibile, ne rimosse il parabrezza, ne sgonfiò parzialmente i pneumatici per darle un assetto più ribassato. Il 5 maggio del 1963 mentre Margareta e sua madre erano nascoste accucciate nel sedile posteriore, Heinz guidò la vettura fino al Checkpoint Charlie. Raggiunto il punto in cui le guardie dell’est avrebbero ispezionato il veicolo, si chinò, scivolò al di sotto della barriera dirigendosi a tutto gas fino a Berlino ovest.

Anche delle guardie dell’est, insoddisfatte del regime autoritario scelsero la libertà dell’ovest come il soldato Wolfgang Engels che aveva dato una mano a erigere il muro ma due anni più tardi pianificò la propria fuga. Il 16 aprile del 1963 sottrasse un tank della Germania Est puntando a schiantarsi contro la barriera di cemento, ma il muro resistette Wolfgang uscì dal veicolo e tentò di arrampicarsi sulla parete ma finì impigliato nel filo spinato e i proiettili delle guardie di confine lo raggiunsero ad una gamba. Alcuni tedeschi dell’ovest che stavano bevendo in un bar lì vicino lo aiutarono a svincolarsi dal filo spinato e a calarsi giù dal muro poi svenne. Quando riacquistò, conoscenza vide che era stato sdraiato sul bancone del bar e girando il capo vide sugli scaffali le etichette degli alcoolici occidentali. Anche lui ce l’aveva fatta.

Tra  i metodi più rocamboleschi per la fuga va ricordato il sistema della carrucola ideato dalla famiglia Holzapfel. Nel 1965 il padre Heinz tese una corda fra l’edificio che in passato aveva ospitato il Ministero dell’Aeronautica del Terzo Reich, ubicato in parte in territorio dell’est e in quel momento utilizzato dal governo della Germania Est e il territorio libero. Holzapfel era un funzionario della Germania orientale e con il figlio Gunther e la moglie Jutta utilizzando una carrucola, riuscì a sfuggire ai controlli delle guardie calandosi nella parte ovest di Berlino.

Hans Strelczyk, meccanico e Gunther Wetzel muratore usarono le loro capacità manuali per costruire insieme alle rispettive mogli un rudimentale pallone aerostatico. Cucirono il pallone con scarti di tela e lenzuola. Dopo due tentativi andati a vuoto, la notte del 16 settembre 1979 insieme ai quattro figli le due coppie volarono per circa tre chilometri finché non furono costretti ad atterrare. Scoraggiati stavano per tornare a casa, pensando di essere ancora nella zona est, quando una guardia li informò che avevano superato il confine e avevano raggiunto l’ovest.

 

Fine prima parte. Nella prossima racconteremo, tra le altre, la fuga rocambolesca dal tunnel 29 da parte di due studenti italiani

 

Venerdì 8 novembre, a Roma presso Spazio Europa, EUROCOMUNICAZIONE realizzerà un workshop sul Trentennale della Caduta del Muro di Berlino: ecco qui la locandina. Per maggiori informazioni scrivete a redazione@eurocomunicazione.com

 

Giancarlo Cocco

Foto © dw.com, Wikipedia, chronik-der-mauer.de, BuzzFeed, Historienet.dk

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