Il prezioso oggetto nel 1586 attirò l’attenzione del Papa che decise di donarlo alla sua Città d’origine, Montalto delle Marche
Il reliquiario donato da Papa Sisto V al suo Paese natale, Montalto delle Marche, un capolavoro dell’oreficeria gotica e rinascimentale, dopo quasi cinque secoli è tornato a Castel Sant’Angelo a Roma da dove era partito nel 1587.
La storia
Il prezioso reliquiario, ora a Perugia, raffigura Cristo deposto dalla croce e sorretto da un grande angelo. Vi sono incastonati otto zaffiri, 20 rubini, 19 ametiste, uno smeraldo, un cammeo e 58 perle legate in oro. Il reliquiario risulta per primo nell’inventario del tesoro di Carlo V di Francia (1338-1380). Nel 1439 è fra i beni ereditati da Federico IV d’Asburgo, nel 1450 passa a Leonello d’Este coltissimo signore di Ferrara, che lo acquista dal mercante tedesco Jacomo de Goldemont. Nel 1457 è nell’inventario dei beni del cardinale originario di Venezia, Pietro Barbo, raffinato collezionista, divenuto Papa dal 1464 al 1471 con il nome di Paolo II. Fu questo pontefice che lo trasferì nel tesoro della Santa Sede che si trovava in Castel Sant’Angelo facendolo inserire in una monumentale struttura in argento dorato di straordinaria bellezza.
La donazione
Il prezioso oggetto nel 1586 attirò l’attenzione di Papa Sisto V (1585-1590), al secolo Felice Peretti nato il 13 dicembre 1521 a Grottammare, ma di fatto originario di Montalto. Il
Papa fu attratto in particolare per l’uguaglianza degli stemmi pontifici di Paolo II e il suo che consisteva in un leone rampante con fascia trasversale. Decise quindi di donare quest’opera a Montalto «sua carissima patria». Chiamò quindi l’orefice Diomede Vanni e gli fece aggiungere le velette. Vi fece collocare delle reliquie in apposite teche come quella della croce di S. Paolo Apostolo, di S. Tommaso, di S. Luca di S. Stefano, di S. Giovanni Crisostomo, di S. Maurizio e di S. Pietro martire.
Inoltre fece apporre una dedica: “Sisto V Pont. Max. donò a Montalto, sua carissima patria, queste sacre reliquie come segno del suo affetto nel secondo anno del suo pontificato”. Il Papa limitò la sua ostensione ai fedeli a sole tre volte l’anno poi ristretta al solo terzo giorno precedente la Pentecoste. Per prelevarlo servivano quattro chiavi, affidate ad altrettanti maggiorenti della Città. La reliquia è giunta a noi integra superando indenne la vicenda del saccheggio delle opere d’arte messe in atto dalle truppe francesi di Napoleone Bonaparte nel 1796 quando occuparono il territorio delle Marche. Ci furono sommosse per difendere il reliquiario custodito a Montalto.
L’8 aprile del 1798 i montaltesi circondarono la Cattedrale per impedirne l’asportazione. Disarmarono il capitano e il gruppo di soldati incaricati di portarlo via. Furono chiuse le porte della cittadina e suonarono le campane a martello per raccogliere tutti a difesa. Seguirono giorni di trattative con il generale Gardan che risiedeva a Fermo e che reclamava il prezioso manufatto. Alla fine si addivenne a un compromesso, il perdono in cambio del pagamento di 216 pezzi d’argento. Furono quindi fusi e ridotti a verghe candelieri d’argento donati alla cattedrale da Sisto V e il reliquiario fu salvo.
Presentazione
Il reliquiario è al centro del catalogo “Museo Sistino Vescovile di Montalto”, presentato il 18 gennaio presso la sala conferenze del Mausoleo di Adriano grazie all’impegno di Paola Di Girolami direttrice dei Musei Sistini del Piceno e Benedetta Montevecchi che hanno curato le 345 pagine con saggi e schede con immagini stupende delle opere divise per tipologia. L’editore è Nardini di Firenze e le illustrazioni sono del fotografo Riccardo Garzarelli. Stampato magistralmente dalla Fastedit.
Presenti mons. Gianpiero Palmieri, vescovo della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto e della diocesi di Ascoli; il sindaco di Montalto, Daniel Matricardi.
A presentare l’opera, Gabriele Barucca, soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio di Cremona, Lodi e Mantova, grande conoscitore del territorio ed ex funzionario della soprintendenza, nonché Clarice Innocenti già direttrice del laboratorio di restauro delle pietre dure di Firenze. Moderava l’evento, la dott.ssa Barbara Jatta direttrice dei Musei Vaticani. La scelta di presentare l’opera a Roma è legata al sisma del 2016 che ha toccato pesantemente Montalto, infatti la sede del Museo Sistino che custodiva il prezioso manufatto, è stata danneggiata ed è ora in ristrutturazione.
Il vescovo mons. Palmieri nel suo intervento ha affermato: «Sisto V si è donato a Montalto in quanto ha sempre amato questa sua terra. Voleva portare il Santo Sepolcro da Gerusalemme a Montalto, questo il suo intento così mentre a Loreto è custodita La Casa della Madonna qui nelle Marche sarebbe stato anche il Mistero Pasquale». Anche Barbara Jatta ha voluto precisare: «Con questo dono del reliquiario Sisto V ha omaggiato massimamente la sua terra». Paola Di Girolami mostrando il bellissimo volume, ha confermato che: «è necessario sostenere la cultura. Il modo migliore per attrarre nei nostri territori il maggior numero di visitatori».
Si ha notizia dalle cronache dell’epoca, che Papa Sisto V associò al reliquiario lo straordinario beneficio di poter lucrare l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che “devotamente pentiti, confessati e comunicati” avessero partecipato alle processioni. Una riproposizione del Giubileo della speranza che ricorre quest’anno.
Giancarlo Cocco
Foto © Sisto V, Luigi Manfredi, Giancarlo Cocco













