Le Fiamme Gialle, ammirate per l’impeccabile sfilata alla parata per la Festa della Repubblica, il prossimo 21 giugno, ricorrenza della Battaglia del Solstizio, festeggeranno il 249° anniversario. Chi non lo sa, dovrebbe studiare di più
Prima uscita ufficiale alla grande, per i nuovi vertici della Guardia di Finanza.
Dopo la recente nomina, da parte del presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, del generale di corpo d’armata Andrea De Gennaro, quale comandante generale. E la conseguente assunzione del comando in seconda, da parte del generale di corpo d’armata Sebastiano Galdino.
Non poteva esserci occasione migliore, per entrambi, della parata del 2 giugno.
I finanzieri i più bravi a sfilare lungo i Fori Imperiali
Durante la tradizionale parata, le Fiamme Gialle hanno riscosso l’unanime plauso per la loro impeccabile sfilata. Non solo da parte del numeroso pubblico presente, e dai milioni di telespettatori che hanno assistito alla trasmissione in diretta. Ma anche da parte degli addetti ai lavori. O meglio, i tanti alti gradi militari (non solo della Guardia di Finanza) che hanno giudicato i reparti del Corpo tra i migliori della sfilata. Per molti, addirittura, i migliori in assoluto, quanto ad assetto formale.
Ed è stato, questo, motivo di grande orgoglio e soddisfazione per tutte le Fiamme Gialle, che, nel 2024, festeggeranno il loro 250° compleanno. E non soltanto per il comandante generale, Andrea De Gennaro, e il comandante in seconda, Sebastiano Galdino. Il quale ultimo, prima di assumere il comando in seconda, era il generale ispettore proprio per i reparti di istruzione. Gli stessi reparti, cioè, che hanno costituito – Accademia in testa – gran parte del contingente della Guardia di Finanza che, all’ordine del generale di divisione Paolo Kalenda, ha sfilato lungo i Fori imperiali, e reso gli onori alla tribuna presidenziale e al capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Tradizioni militari della Guardia di Finanza
Grande orgoglio e soddisfazione, merita sottolinearlo, perché la Guardia di Finanza – il più antico corpo militare, e non solo di polizia, d’Italia – accanto alle grandi tradizioni di alta formazione tecnico-professionale di tutti i suoi appartenenti – nei campi giuridico-economico e dei servizi di polizia amministrativa e giudiziaria, a 360° gradi, con particolare attenzione a quello di polizia economico-finanziaria – è da sempre gelosa custode delle proprie tradizioni militari.
Ben consapevole di essere, anche per queste, un modello di assoluta efficienza e operatività, a terra, in mare e in cielo, in Italia e all’estero, nella tutela della legalità, degli interessi economico–finanziari, e nella vigilanza delle frontiere, anche dell’Ue. Non solo in Europa, ma in tutto il Mondo. Oltre che di assoluta modernità nel campo del cosiddetto “law enforcement”, in modo particolare nel corso degli ultimi anni. Sotto le crescenti minacce della criminalità economico-finanziaria transazionale. Oltre ai venti di guerra e relative minacce – economiche e ibride – che soffiano sul nostro continente.
Il rammarico dei finanzieri per i commenti inesatti della diretta televisiva
È per questo che a molti finanzieri è dispiaciuto sentire ripetere, dal commentatore che assisteva la cronista del Tg1, durante la messa in onda in diretta di tutta la bellissima parata, ripetere almeno un paio di volte che «il Corpo non appartiene alle Forze Armate». Video
Come è dispiaciuto sentire descrivere la Guardia di Finanza come una semplice «polizia tributaria», e non come “polizia economico–finanziaria”.
Descrizione errata che ha provocato una serie di proteste e commenti negativi, anche in rete. Per un evidente errore comunicativo, che non ha reso onore agli sforzi della televisione pubblica per trasmettere, in diretta, la solenne celebrazione della Festa della Repubblica. Soprattutto dopo il, ben più grave, lapsus della giornalista che, aprendo il Tg1, ha dichiarato, in diretta, “2 giugno 1946, gli italiani furono chiamati a scegliere tra Repubblica e Monarchia e scelsero la Monarchia. Buongiorno, oggi è il 2 giugno, Festa della Repubblica“. Video
Onore al merito per la regia della parata
Spiegheremo più avanti il motivo del legittimo rammarico dei tanti finanzieri che, da casa, hanno seguito la telecronaca della bella parata.
Costretti ad ascoltare alcuni commenti inesatti.
Prima di farlo, tengo però a rendere onore al merito della grande squadra del ministero della Difesa che, assieme a tutte le Forze armate, di polizia, di servizio pubblico, e molti sindaci, alle associazioni d’arma, ha permesso questa bellissima Festa della Repubblica 2024.
L’addestramento, l’amalgama e l’organizzazione della Parata, sono stati curati dal comando militare della Capitale.

Sotto la direzione del comandante, generale di corpo d’armata Rosario Castellano, e la personale guida del vicecomandante, generale di divisione degli Alpini Massimo Panizzi, i contingenti delle varie Forze e corpi armati – dello Stato e non solo – si sono addestrati intensamente per dieci giorni, spesso anche di notte. Prevalentemente, presso l’aeroporto militare di Guidonia, sede del 60° Stormo dell’Aeronautica Militare.
Lavorare insieme, fianco a fianco, ha contribuito non soltanto a creare le premesse per il successo dell’evento, ma anche all’integrazione e alla conoscenza reciproca delle caratteristiche dei diversi comparti dello Stato. Un risultato, questo, che non va sottovalutato. E che dovrà essere stimolo per migliorare, in futuro, sinergie che, al di là della parata, si traducono, e devono continuare a tradursi, in una costante collaborazione, protesa alla tutela degli interessi di sicurezza del nostro Paese. Ed in primis dei cittadini.
La testimonianza del regista della parata: il generale degli Alpini Massimo Panizzi
Significative, a questo proposito, sono le parole del generale Panizzi. «Il successo della Parata è stato costruito, giorno per giorno, nell’addestramento e nelle attività di amalgama dei vari contingenti. L’assemblamento delle varie componenti (Forze armate, Corpi militari e non, dello Stato), gradualmente ha portato a conoscerci e a imparare a lavorare insieme, per un unico scopo: l’unità nella diversità, fieramente italiani.
Ciascuno di noi si è sentito un po’ alpino, paracadutista, bersagliere, musicante, finanziere, carabiniere, poliziotto, volontario della Croce Rossa e delle Associazioni d’Arma. Una sensazione unica. E i risultati si sono visti», ci ha dichiarato il vicecomandante militare della Capitale. Che è stato il vero regista di tutta la complessa cerimonia. Meritando un plauso incondizionato.
Il sussulto di Franco Bucarelli, icona del giornalismo radiotelevisivo italiano
Tra i tanti commenti di sorpresa e di protesta, ricevuti anche in rete, a proposito di alcuni commenti televisivi, durante la sfilata del contingente della Guardia di Finanza, riporto quello di un monumento del giornalismo radio televisivo italiano. Franco Bucarelli, uno degli storici inviati speciali e di guerra, per oltre mezzo secolo. Prima per la Rai, e poi per i telegiornali di Mediaset. Grande amico di Francesco Cossiga, e grande esperto, come lui, di questioni militari e di intelligence.
Un commento lapidario, il suo: «Ho avuto un sussulto nell’ascoltare la medesima marronata televisiva, frutto del totale degrado dell’odierna informazione».
Mi astengo dal riportare altri commenti che hanno accompagnato questa dichiarazione, ascoltati nel corso di una conversazione telefonica avuta in proposito col grande giornalista. Che, figlio di un finanziere, è anche socio benemerito della Sezione di Bruxelles-Unione europea dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia (Anfi).
Perché è scorretto dire che la Guardia di Finanza “non appartiene alle Forze Armate”
Innanzitutto, perché, ben oltre un secolo fa, nel 1907, venne esteso al Corpo l’uso delle stellette a cinque punte, simbolo comune dell’appartenenza alle Forze Armate. Ma anche perché, nel 1911, quale consacrazione delle alte benemerenze conseguite sul campo dal Corpo nel Risorgimento, Vittorio Emanuele III firmò il Regio Decreto n. 325, con il quale gli fu concesso anche l’uso della Bandiera di Guerra. Che ricevette il 7 giugno 1914, a Roma, presso l’ippodromo militare di Tor di Quinto, con una cerimonia di consegna, in occasione dell’anniversario della concessione dello Statuto.
Senza dimenticare la legge sull’ordinamento della Guardia di Finanza, la n. 189 del 23 aprile 1959, con la quale il legislatore ha ribadito il fatto che il corpo della Guardia di Finanza, pur dipendendo direttamente dal ministro dell’Economia e delle Finanze, e non da quello della Difesa, «fa parte integrante delle Forze Armate italiane».
Appartenenza alle Forze Armate chiaramente confermata, oltre che dalla storia e dalla legge di ordinamento, anche dal Codice Penale Militare. Il quale, all’articolo 2 (Denominazioni di “militari” e di “Forze Armate dello Stato”) comprende, “sotto la denominazione di “militari”, quelli dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, della Guardia di Finanza, e le persone che a norma di legge acquistano la qualità di militari”.
Stessa situazione per l’Arma dei Carabinieri
Per concludere comprendendo, “sotto la denominazione di “Forze Armate dello Stato”, le forze militari suindicate”. Alle quali, dall’entrata in vigore della legge 31 marzo 2000, n. 78, si è aggiunta anche l’Arma dei Carabinieri, che ha pure assunto il rango di forza armata.
A queste principali fonti normative dell’indiscussa appartenenza della Guardia di Finanza alle Forze Armate dello Stato, va infine segnalato quanto previsto dalla più recente legge 3 giugno 2010, n. 79. La quale, a conferma dello storico collegamento funzionale, stabilisce che «per le esigenze addestrative di carattere militare e per il collegamento con il ministero della Difesa è assegnato al comando generale, dal capo di Stato maggiore della Difesa, un generale di divisione in servizio permanente dell’Esercito. Per finalità di collegamento con il comando generale è assegnato al ministero della Difesa un generale di divisione in servizio permanente del Corpo della Guardia di Finanza». Aggiungendo infine che, «nell’espletamento delle attività di concorso alle operazioni militari in caso di guerra e alle missioni militari all’estero, il Corpo dipende funzionalmente, dal ministro della Difesa».
Chi non lo sa, soprattutto se docente universitario, dovrebbe forse studiare di più
Quelli appena citati, sono i principali dettati normativi. Che tutti dovrebbero conoscere, o studiare. Non solo coloro che sono chiamati a commentare in diretta la Parata del 2 giugno, ma anche, e soprattutto, coloro che insegna materie giuridico-economiche nelle nostre università.
Ma pare, questo, non essere sempre il caso. Come mi è stato provato da un docente universitario di “strumenti di pagamento”. Il quale, forte della sua auto-dichiarata conoscenza della Guardia di Finanza, in uno scambio social, obiettava con insistenza e sicumera alla mia sostenuta appartenenza della Guardia di Finanza alle Forze Armate, quanto lui riteneva provare, dopo una consultazione (superficiale e parziale) del sito ufficiale della Guardia di Finanza. In forza della quale sarebbe risultato ingiustificato il sussulto di Franco Bucarelli. Noto per studiare moltissimo, anche i temi che conosce più di altri, come quelli militari, prima di fornire una propria opinione o commento.

Mi obiettava, cioè, il fatto che la Guardia di Finanza, su una delle tante pagina del sito, è descritta come un “Corpo di Polizia ad ordinamento militare”.
La mia ovvia risposta è stata che, premesso che il contenuto di un sito web, ancorché di una pubblica istituzione, non può mai avere forza di legge o derogatoria di una legge dello Stato, perché non fa parte delle fonti del diritto, quanto riportato sul sito web del Corpo era esatto. Pur confermando che non era esatto dire, in forza delle leggi che anche a lui avevo in precedenza ben segnalato, che “il Corpo non appartiene alle Forze Armate”.
Chi insegna materie giuridico-economico dovrebbe conoscere meglio la GdF
La risposta del saccente, quanto poco preparato in materia, docente universitario, dopo aver aggiunto – questa volta a giusto titolo – di non credere che la Guardia di Finanza scriva cose errate su sé stessa, è stata un altro passaggio tratto da altra pagina del sito ufficiale delle Fiamme Gialle. “La Guardia di Finanza, fondata nel 1774, è un Corpo di Polizia ad ordinamento militare, che dipende direttamente dal ministro dell’Economia e delle Finanze”. Concludendo, dopo tale trascrizione, con la conferma delle sue certezze. In modo altrettanto lapidario, quanto imprudente: “Non dipende dal ministero della Difesa. Se pensa di avere ragione buon per lei”.
Faccio cenno a questa sterile polemica social, unicamente per spiegarne le ragioni del mio certo rammarico e della mia preoccupazione.
Che non sono, solamente, la limitata capacità di lettura, e confronto tra testi di legge e contenuti parziali di siti web (peraltro senza alcuna contraddizione tra loro), palesata da un docente universitario. Peraltro, di una materia (strumenti di pagamento) che dovrebbe avere alcune attinenze con l’attività operativa, di polizia economico-finanziaria, della Guardia di Finanza. Ancorché laureato in economia e commercio, e non in giurisprudenza.
Come non derivano, soltanto, neppure dagli interrogativi che mi pongo riguardo l’elasticità e apertura mentale, e conseguente capacità di auto-critica e dialettica, oltre che di analisi tecnico-giuridica di due testi, che dovrebbero essere qualità proprie a chiunque svolga una qualunque attività accademica, o semplicemente didattica.
Ne faccio cenno soprattutto perché questo semplice ma significativo esempio può dare, meglio di altri, la misura del livello di disinformazione, se non di grassa ignoranza, che può regnare a proposito dell’organizzazione e del funzionamento dei più importanti e delicati Corpi dello Stato. Persino da parte di chi, attraverso l’informazione e la formazione, questa ignoranza dovrebbe combatterla.
Le ragioni del rammarico dei finanzieri
Concluderò la missione pedagogico–informativa che mi sono posto con questo articolo, sull’appartenenza della Guardia di Finanza alle Forze Armate Italiane (che non sono solo quelle che dipendono dal ministro della Difesa, anche in tempo di pace, facendo parte dello Stato Maggiore della Difesa), traendo spunto da un, certamente involontario, errore di comunicazione nel commento della sfilata della Guardia di Finanza alla parata. Con maggiori dettagli sulla legittimità e le ragioni della delusione di tanti finanzieri.
Innanzitutto, voglio ricordare il fatto – da me già segnalato, e ben evidenziato sul sito web del Corpo, anche se ignorato dal superficiale docente universitario che sostiene di conoscere la Guardia di Finanza, oltre che, forse, dal commentatore della diretta televisiva – dell’estensione al Corpo, nel 1907, dell’uso delle stellette a cinque punte.
Simbolo comune dell’appartenenza alle Forze Armate. E, nel 1911, dell’uso della Bandiera di Guerra.
Ma voglio soprattutto ricordare che, proprio in forza della loro appartenenza alle Forze Armate, dal 1907, le Fiamme Gialle pagarono un alto contributo di sangue nei due conflitti mondiali, con ben 4.209 caduti. Meritando complessivamente 20 ricompense al Valor Militare alla Bandiera di Guerra e oltre 2.200 analoghe decorazioni concesse individualmente, molte delle quali “alla memoria”.
Dai primi colpi di fucile della Prima Guerra Mondiale alla Battaglia del Solstizio
Tra le varie pagine della gloriosa storia militare, e non solo di polizia, del Corpo, voglio ricordare, ad esempio, che i primi colpi di fucile della “Grande Guerra” furono esplosi, alle 22,40 del 23 maggio 1915, dai finanzieri Pietro Dell’Acqua e Costantino Carta, sentinelle al ponte di Brazzano, sullo Judrio.
Fu, questo, il battesimo del fuoco delle Fiamme Gialle, che di lì a poco avrebbero preso parte al conflitto.
La Guardia di Finanza partecipò alle operazioni della Prima Guerra Mondiale con diciotto battaglioni e altri reparti minori mobilitati, impiegati come unità di fanteria sul fronte trentino, in Carnia, sull’Isonzo e sul Carso. E non è quindi a caso che la data del 21 giugno, in cui le Fiamme Gialle festeggiano l’anniversario della fondazione del Corpo (che risale al 1774), coincida con la Battaglia del Solstizio. Durante la quale, grazie alla brillante condotta del VII battaglione, la Guardia di Finanza ha meritato la concessione di una medaglia di bronzo al Valor militare.
Combattenti tra i combattenti anche nel Secondo Conflitto Mondiale, compreso il dramma della Divisione Acqui
Anche per il Secondo Conflitto Mondiale, la Guardia di Finanza mobilitò diciotto battaglioni. Tre dei quali presero parte alla campagna di Grecia e al conflitto italo-jugoslavo. Mentre gli altri concorsero all’occupazione in Slovenia, Croazia, Montenegro, Dalmazia, Erzegovina, Grecia, e nella Francia meridionale.
Parteciparono direttamente alle operazioni anche i reparti dislocati in Africa Orientale, in Libia e nell’Egeo, mentre l’organizzazione operativa nel territorio metropolitano fu impegnata nella difesa costiera e nella tutela dell’economia di guerra. Nuclei speciali furono destinati al controllo della produzione bellica, alla disciplina valutaria, al controllo dei prezzi e a quello dei rifornimenti energetici e alimentari.
Il naviglio, passato alle dipendenze dei comandi operativi della R. Marina, si sacrificò quasi interamente svolgendo missioni antisommergibili, di dragaggio e di vigilanza marittima.
All’atto dell’armistizio, tutti i reparti mobilitati si trovavano fuori del territorio nazionale, e seguirono la sorte delle unità dell’Esercito nelle quali erano inquadrati. I loro componenti furono internati, o riuscirono a unirsi alle forze partigiane locali. Soltanto a pochi fu possibile rientrare in Patria.
Il VI ed il XV battaglione si unirono alla divisione partigiana “Garibaldi”, operante in Montenegro, mentre il I, dislocato a Cefalonia e a Corfù, partecipò al dramma della Divisione “Acqui”.
Tra le tante pagine di eroismo anche durante la Resistenza, a cominciare dall’eroico sacrificio del maresciallo Vincenzo Giudice, non possiamo dimenticare il ruolo chiave svolto dai finanzieri del Colonnello Alfredo Malgeri nella liberazione di Milano.
Non più polizia tributaria, ma polizia economico finanziaria
Il secondo motivo di rammarico di molti finanzieri, in servizio e in congedo, per alcuni commenti durante la loro sfilata, è quello di avere sentito definire la Guardia di Finanza come «polizia tributaria». Dando l’impressione che il servizio pubblico televisivo ignori il fatto che, ormai da diversi anni, il Corpo oggi è la «polizia economico–finanziaria». Essendo stata ampliata la propria competenza investigativa, dalla tutela delle sole entrate (tributi), anche a tutta la spesa pubblica. Sia nazionale che dell’Ue.
Pur nella certezza – in base alla mia esperienza – che il V reparto del comando generale della Guardia di Finanza avrà fornito tutte le informazioni tecniche, necessarie ai commentatori televisivi. Ancorché, immagino, non abbia potuto assisterli in regia, come normalmente avviene in occasione della diretta televisiva della festa del Corpo.
Non a caso hanno cambiato la denominazione
Devo infatti ricordare che, il 21 novembre 2017, la vecchia Scuola di Polizia Tributaria ha cambiato la propria denominazione in Scuola di Polizia Economico–Finanziaria.
E che dal 1° gennaio dell’anno successivo, anche i vecchi Nuclei di Polizia Tributaria hanno assunto il nome di Nuclei di Polizia Economico–Finanziaria. E anche ciò in forza di una legge: il DL 29 maggio 2017, n. 95.
Legge che ha sancito un altro importante adeguamento dei compiti del Corpo, per una sempre più efficace tutela degli interessi nazionali, Ue e della collettività.
Adeguamento che i cittadini, in occasione della giornata di celebrazione della nostra Repubblica, avrebbero avuto il diritto di essere aiutati a conoscere. Soprattutto da parte della televisione pubblica. Che merita comunque i complimenti per le bellissime riprese e la diretta della parata. Fatta ovviamente eccezione per le segnalate scivolate nella cronaca della parata. Che hanno tuttavia costituito l’involontario pretesto per fare maggiore informazione pedagogica sulla Guardia di Finanza, in vista sua dei prossimi festeggiamenti del 21 giugno.
Alessandro Butticé
Foto © Comando generale Guardia di Finanza, Museo storico Guardia di Finanza, ministero della Difesa, Franco Bucarelli
Video © Rai, Eurocomunicazione













