Lo scrive anche il Fmi, «Europa aiuti i suoi Paesi più colpiti»

0
384

Sostegno significativo complementare a sforzi nazionale. Per il Fondo monetario internazionale nel 2020 Pil Eurozona -7,5% (Italia -9,1%), Usa -5,9%, Cina +1,2%, India +1,9%

Crolla il Pil dell’Eurozona e degli Stati Uniti nel 2020, per via della crisi legata al coronavirus, rispettivamente, del 7,5% e del 5,9%. La stima è contenuta nel World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale (Fmi), il rapporto sull’economia globale redatto nell’ambito degli Spring Meetings in corso (in forma virtuale) a Washington, che a ottobre prevedeva una crescita dell’1,4% per l’Eurozona e del 2,1% per gli Usa. Forti contrazioni quest’anno anche per il Pil italiano -9,1%, spagnolo -8%, francese -7,2% e quello tedesco -7%. Un po’ meno forte la riduzione per il Regno Unito, -6,5%. Tra i pochi Paesi che chiuderanno l’anno in positivo c’e’ la Cina, da cui è partita l’epidemia, con un +1,2%. Farà ancora meglio l’India con un +1,9%.

Nel 2021 il rimbalzo coinvolgerà tutte le maggiori economia avanzate mondiali. L’Eurozona crescerà del 4,7%, la Germania del 5,2%, l’Italia del 4,8% la Francia del 4,5%, la Spagna del 4,3%, il Regno Unito del 4%. Anche il Pil Usa aumenterà del 4,7% nel 2021, mentre Cina e India voleranno con balzi, rispettivamente, del 9,2% e del 7,4%. «Nell’area euro, dove diversi Paesi sono stati colpiti duramente» dal coronavirus, «un significativo sostegno europeo mirato dovrebbe essere complementare agli sforzi nazionali». Lo afferma il Fmi, sottolineando che gli aiuti mirati aiuterebbero a far fronte ai bisogni di finanziamento legati a «uno shock comune molto forte e puramente esogeno».

«In alcune parti d’Europa, l’epidemia è stata severa come nella provincia cinese di Hubei», commenta la bulgara Kristalina Georgieva, direttrice generale (ed ex commissaria europea, qui un’intervista nel 2013 fatta dal nostro direttore) Fmi. «Anche se sono essenziali per il contenimento del virus, i blocchi e le restrizioni alla mobilità stanno avendo un impatto notevole sulle attività economiche». Secondo il Fondo, «le misure fiscali prese dalle maggiori economie possono frenare un più profondo declino della fiducia. Ma saranno ancora più efficaci quando la pandemia si allenterà e le persone potranno tornare alle loro attività». L’organizzazione di Washington considera positivo «anche l’intervento delle banche centrali che hanno garantito liquidità e fiducia nel sistema, contribuendo a limitare lo shock e, quindi, assicurando che l’economia sia ben posizionata per la ripresa».

«Le ricadute economiche riflettono shock acuti in particolari settori e per questo la politica deve attuare misure di bilancio e monetarie mirate a sostegno di famiglie e imprese. Le risposte di bilancio nei Paesi colpiti sono state rapide e consistenti in diverse economie avanzate (come Australia, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti)» afferma il Fmi, secondo il quale le misure di bilancio dovranno essere rafforzate nel caso lo stop dell’economia sia persistente o la ripresa delle attività troppo lenta. «Una forte cooperazione multilaterale è essenziale per superare gli effetti della pandemia, inclusi aiuti finanziari ai Paesi che hanno limiti di azione e sono presi fra lo shock sanitario e quello di reperire risorse».

L’emergenza coronavirus e il suo impatto sull’economia porteranno in alto il tasso di disoccupazione in tutte le economie mondiali: per l’Italia nel 2020 la stima è del 12,7% (2,7 punti in più rispetto all’anno precedente) seguita da un calo al 10,5% nel 2021. In Europa l’impatto sul mercato del lavoro dovrebbe essere limitato in Germania – dove la disoccupazione passerebbe dal 3,2 al 3,9% – mentre in Francia il tasso potrebbe toccare il 10,4%. Ma le ripercussioni più gravi sono attese in Spagna dove dal 14,1% del 2019, quest’anno si potrebbe passare al 20,8% per poi scendere leggermente al 17,5% nel 2021. Tasso raddoppiato anche nel vicino Portogallo con una stima dal 6,5% del 2019 al 13,9% quest’anno. Fra le altre grandi economie forte crescita dei senza lavoro (come già emerso in queste settimane) negli Usa che dal 3,7% di disoccupazione dello scorso anno – che tecnicamente equivale alla piena occupazione – dovrebbe balzare nel 2020 al 10,4% per poi ridiscendere leggermente nel 2021 al 9,1%.

 

Angie Hughes

Foto © IMF

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui